Gli artisti del Museo Orodautore

La collezione del Museo Orodautore è il risultato del lavoro di decine di artisti, architetti, designer, stilisti e maestri orafi. Ogni autore ha interpretato l’oro secondo la propria sensibilità, trasformandolo in scultura indossabile, segno grafico, oggetto simbolico o ornamento visionario.

Autodidatta, durante gli anni Settanta avvia una serrata ricerca sul libero accostamento di oggetti e figure all’interno di atmosfere fantastiche e sospese, sulla suggestione delle ricerche Neodada e della Pop Art.In questi anni sperimenta diverse tecniche pittoriche, nelle quali coniuga colori fluorescenti, decalcomania, collage, trasposizioni fotografiche.Nel corso degli anni Ottanta ottiene i primi riconoscimenti ufficiali con la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1982 e alla XI Quadriennale romana nel 1985.La mostra antologica a Palazzo Reale, a Milano del 1993 presenta un importante nucleo di opere che ripercorre il suo intero percorso artistico.Restano noti i suoi paesaggi fantastici della maturità, caratterizzati da una cromia vivace e brillante e da una tecnica pittorica di grande originalità.

Il suo percorso artistico attinge dalle sue esperienze umane e di vita che lo hanno portato sulle rotte delle Americhe e dell’Oriente come marinaio. Professore di un liceo artistico, ha poi abbandonato l’insegnamento per dedicarsi alla pittura prima e successivamente a un tipo di scultura astratto-strutturalista che sviluppa il tema della linea o dei fasci di linee.

Nei suoi interventi, come quello a Fidenza nella Chiesa di San Michele o a Gubbio, l’artista ha inserito delle “linee” attive di acciaio che portano a percorrere lo spazio. Artista concettuale che si esprime attraverso un’operatività manuale, le sue opere interagiscono con i visitatori.

Nel 1972 presenta la sua prima personale a Milano, a Torino e a Venezia nel 1977, al Cairo nel 1979. Espone anche nel 1990 a Vienna dove riscuote un grande riscontro. È presente con le sue opere presso Spazio Temporaneo a Milano nel 2004 e di nuovo nella sua città natale Cagliari al Centro Espositivo Exma nel 2005.

È uno degli stilisti e imprenditori italiani più influenti al mondo, fondatore della Giorgio Armani Spa (1975) e creatore di un vero e proprio universo di marca che spazia da abbigliamento e accessori a profumi, occhiali e arredo (Armani Casa).

Dopo gli esordi con la Hitman di Nino Cerruti, rivoluziona l’abbigliamento liberandolo da rigidità e convenzioni formali, imponendo uno stile essenziale, raffinato e quotidiano.

Il suo legame con il cinema, le collaborazioni con il mondo dello sport (Olimpia Milano, Nazionale italiana) e il riconoscimento di musei e premi internazionali ne consolidano lo status di leggenda vivente della moda.

Con la Fondazione Armani promuove ricerca e cultura della moda, confermando una visione che unisce eleganza, innovazione e responsabilità.

È stata una delle più importanti architette italiane a livello internazionale. Ha firmato progetti museali di riferimento come il Musée d’Orsay a Parigi, l’allestimento del Museo Nazionale d’Arte Moderna al Centre Pompidou, l’Asian Art Museum di San Francisco e il Museo d’Arte Catalana a Barcellona.

Tra i suoi lavori figurano anche la Galleria per le Esposizioni Temporanee alla Triennale di Milano, il Palazzo del governo di San Marino, il Palavela di Torino e diverse sedi istituzionali italiane all’estero.

Attiva anche nell’interior e nell’industrial design e nella scenografia teatrale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Cavaliere della Legione d’Onore (1997).

Nel 2012 – anno della sua morte – Milano le dedica piazza Gae Aulenti, simbolo della città contemporanea.

Nasce ad Arezzo nel 1916, muore a Buenos Aires, in Argentina, nel 2001. Rimane nella sua città natale fino a undici anni, prima di emigrare con la famiglia in Argentina.

È stato uno dei più grandi scultori argentini, sempre innamorato della sua terra d’origine, la Toscana, una terra che non ha mai dimenticato.

Dopo aver intrapreso viaggi studio in America e in Europa, riceve numerosi premi per le sue sculture in pietra e in gesso, tra questi il Gran Premio de Honor Presidente de la Nación Argentina e il Premio Nazionale alla Biennale di San Paolo.

Artista poliedrico, era profondo conoscitore delle diverse tecniche che dominava con maestria: ha lavorato il bronzo, la pietra, il legno, la ceramica.

Assieme ad una notevole attività grafica, negli ultimi anni si è dedicato anche alla pittura. Nel 1995 illustra Búsqueda, un poema di Jorge Luis Borges.

Nel 1988 è stato a lui dedicato a Buenos Aires il Museo Libero Badii.

Le sue opere sono state esposte in importanti musei in Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti, Francia, Svezia e Spagna.

È un architetto eclettico specializzato in architettura d’interni: molto versatile, passa dalla progettazione alla realizzazione di negozi, showroom, ristoranti e department store in tutto il mondo.

Per Pitti Immagine Uomo, nel 2007, ha creato un percorso di allestimento trasformando la Sala della Ronda di Firenze in un luminoso spazio privo di separazioni e vuoti.

Si è specializzato in architettura residenziale, pubblicando i suoi progetti in riviste importanti del settore, quali World Space Design, World Interior Design.

La sua ricerca è volta all’utilizzo sul piano formale di materiali innovativi come il Corion e al recupero di edifici industriali come una delle sue ultime opere, il ristorante Sushi Su di Padova già vecchio magazzino.

È arrivato al disegno orafo dopo aver rinnovato le gioiellerie “Blue Point” da un punto di vista concettuale e architettonico.

Di famiglia per tradizione dedita all’arte della pietra, studia nella sua città natale e si specializza a Carrara dove viene a contatto con il marmo bianco che insieme al travertino sono le sue pietre ispiratrici.

Dal 1984, dopo alcuni anni di insegnamento, si dedica totalmente alla scultura: preferisce le forme monumentali, in cui sa tuttavia mantenere ricercatezza e preziosità della grande tradizione scultorea senese.

La collocazione di molte sue opere avviene in spazi storici, come le fontane di piazza Artemio Franchi a Siena, e di piazza Matteotti a Rapolano Terme. In collaborazione con Pietro Cascella progetta con eccellenti maestri italiani e stranieri l’opera collettiva che può considerarsi uno dei più importanti interventi scultorei ambientali in Italia: Campo del Sole” a Tuoro sul Trasimeno.

Stilista italiana, firmò, ancora giovanissima, la sua collezione di prêt-à-porter per Emilio Schuberth nel 1966. Collaborò successivamente con altri famosi creatori di moda come Roberto Capucci e Rocco Barocco.

Nel 1972, dopo aver fondato l’omonima casa di moda, presentò, a Firenze, la sua prima collezione personale e si impose per il suo stile straordinariamente femminile.

La sua fama rimase legata soprattutto alla sua “donna bambola”, alla linea ampia delle sue creazioni, quasi danzanti attorno al corpo.

Oggi il marchio Laura Biagiotti” è rappresentato da una collezione di prêtà-porter due volte l’anno e una serie di licenze che comprendono occhiali, foulard, cravatte, scarpe, bijoux, borse, collezioni per uomo, per bambini e teen-ager.

Artista fiorentino (1916–2007), si è dedicato soprattutto alla scultura, alla medaglistica, all’incisione e all’oreficeria, con opere diffuse in Italia e all’estero.

Nei suoi lavori animalier affronta spesso temi dal tono favolistico, come l’Ape Gigante o la Volpe Furba.

Tra gli interventi più significativi si ricordano le Api in bronzo a San Marino e le porte della chiesa di Civitella in Val di Chiana, che intrecciano episodi biblici e memoria dell’eccidio del 29 giugno 1944.

Medaglista e incisore di zecca per la Repubblica di San Marino, ha realizzato anche oreficerie per la chiesa di San Francesco ad Arezzo e per la Prepositura di San Michele Arcangelo a Chiusdino, oltre a sculture monumentali presenti in città come Cagliari, Prato, Sansepolcro, Dieppe e Providence.

ll marchio Blumarine viene fondato dai coniugi Anna Molinari e Gianpaolo Tarabini nel 1977 a Carpi (Modena). Il nome proviene dal colore preferito dalla coppia, unitamente al loro amore per il mare. Nel 1980 il brand compare per la prima volta sulle passerelle di Milano. La prima boutique Blumarine è stata aperta in via della Spiga, a Milano nel 1990.

Blumarine è il marchio storico del gruppo Blufin, e si colloca a pieno titolo tra le firme di maggior prestigio della moda italiana. Il rilevante successo e apprezzamento da parte dei consumatori per il brand ha contribuito a una costante e progressiva estensione della gamma prodotti con accordi di licenza che a oggi completano un’ampia offerta nell’abbigliamento, negli accessori, nell’arredamento e nella cosmesi.

Nel novembre 2019 Blufin viene interamente acquisito dal fondatore e presidente di Liu Jo, Marco Marchi, nell’ambito di un’operazione che porta alla nascita di “Eccellenze Italiane”, una holding di aggregazione di brand di fascia alta.

Stilista italiana nata a Firenze nel 1948, dopo una breve esperienza a Londra, nel 1971 inizia la propria carriera, aprendo a Firenze la sua prima boutique, nella quale propone abiti disegnati da lei stessa, sotto la sigla di You Tarzan Me Jane.

Il brand venne notato e acquisito da GFT (il Gruppo Finanziario Tessile che possiede Armani e Valentino); in questo periodo indaga molto sui tessuti stretch, che poi la renderanno famosa.

Successivamente riacquisisce il suo marchio e crea la sua linea Chiara Boni La petite robe, che propone abiti in jersey stretch molto apprezzati da star e personalità internazionali, soprattutto a New York, dove sfila due volte l’anno.

Scultore e designer orafo e medaglista, si è formato all’Istituto d’Arte di Napoli.

Dal 1960 ha partecipato a numerose esposizioni nazionali e internazionali, fra cui la Quadriennale di Roma del 1969. Ha insegnato a lungo all’Accademia di Belle Arti partenopea.

Come designer di gioielli ha ottenuto premi e riconoscimenti in numerose rassegne di gioielli e di medaglie: ad Arezzo nel 1964, a Vicenza nel 1975, a Milano dal 1966 al 1978 ed a Stoccolma nel 1979.

È un’azienda manifatturiera italiana fondata nel 1857, con sede ad Alessandria, da Giuseppe Borsalino, famosa per gli iconici cappelli da uomo e da donna contraddistinti dal marchio Borsalino.

Il 4 aprile 1857 Giuseppe Borsalino avvia un laboratorio specializzato nella produzione di cappelli in feltro. Nel 1900 l’impresa vince all’Exposition Universelle di Parigi il Grand Prix, un importante attestato di qualità che portò la sua fama in tutto il mondo, riuscendo a raggiungere il mercato dello star system hollywoodiano, con le eccentriche bombette.

Nel 2011-2012 la griffe di cappelli Borsalino realizza una linea di preziosi in collaborazione con l’artigiano Flacone e trasforma le sue celeberrime creazioni in gioielli.

I suoi cappelli diventano allora anelli, ciondoli, orecchini e gioielli da uomo.

Nel luglio 2018 la maison Borsalino è stata acquistata definitivamente da Haeres Equita.

Architetto e designer, nasce a Firenze nel 1938 e vive e lavora a Milano. Nel 1966 è tra i fondatori del gruppo radicale fiorentino Archizoom e, dagli anni Settanta, si dedica ai temi teorici e progettuali del “Nuovo Design”.

Nel 1983 fonda e dirige la Domus Academy, prima scuola internazionale post-universitaria di design, consolidando un ruolo di riferimento nella formazione.

È stato membro del Consiglio dell’École Supérieure de Création Industrielle “Les Ateliers” di Parigi e della Commissione CEE per lo sviluppo del design in Europa.

Tra i suoi progetti più rilevanti si ricordano interventi urbanistici e infrastrutturali come la sistemazione del Muro di Berlino, il megaprogetto Mitsubishi per la baia di Tokyo, il Waterfront ovest di Manhattan e un padiglione per l’Expo di Osaka.

Ad Arezzo firma la nuova Galleria Comunale d’Arte Contemporanea in piazza San Francesco (1987) e contribuisce al rifacimento del Palazzo della Fonte, davanti alla Pieve di Santa Maria (2012–2014).

È stato un architetto vicino alle ricerche del Radical Design e a lungo docente alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze.

La sua attività artistica prende avvio nella ceramica – celebri i “piatti di architettura” presentati alla Biennale di Venezia nel 1978 – e si sviluppa tra interventi spaziali e allestimenti, come il progetto per la Rotonda degli Angeli dell’ateneo fiorentino e gli spazi espositivi ad Arezzo per Unoaerre (“60 anni di arte orafa”) e per il Centro Affari (“Habitat e identità”).

Nutrito dalle esperienze delle correnti radicali e del Global Tools tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, il suo lavoro recupera una forte libertà creativa, fatta di simboli, sottile ironia e uso di materiali “poveri”.

Tra i numerosi riconoscimenti, spicca il premio del Salon International de l’Architecture di Parigi del 1991.

È un artista poliedrico di fama internazionale che si dedica a scultura, grafica e gioiello.

Le prime opere, figurative ed espressioniste, portano il segno dell’esperienza della guerra di liberazione in Val di Chiana, durante la quale perse una mano.

Predilige materiali come marmo, alpacca, argento e soprattutto bronzo, con lavori presenti in musei, chiese e collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Tra le principali esposizioni si ricordano le mostre a Palazzo Reale di Milano, al Museo Tadini di Lovere e Palazzo Ducale di Genova, oltre alla partecipazione a importanti rassegne orafe internazionali.

Scultore e pittore siciliano, è considerato uno dei più raffinati protagonisti della scultura del Novecento.

Formatosi tra Roma e Milano, dove segue i corsi di Marino Marini, sviluppa un linguaggio influenzato da Moore, dal Costruttivismo e dalle ricerche di Pevsner, Brâncuși e Gabo, caratterizzato da ritmi lineari e volumetrici e da curve che si avvolgono in cerchi ed ellissi.

Dagli anni Trenta partecipa a importanti rassegne come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia, esponendo poi in numerose mostre internazionali e affiancando alla scultura la ricerca pittorica e orafa.

Tra le opere pubbliche spiccano la grande scultura in acciaio con movimento elettromeccanico in piazza VI Febbraio a Milano (1987) e la Civica Raccolta a lui dedicata a Ragusa (1994), testimonianza di un legame mai interrotto con la propria terra d’origine.

Artista autodidatta, si forma da solo studiando da vicino l’arte contemporanea, passando da un iniziale Neorealismo a una ricerca astratta.

Si avvicina alla Scuola Romana e al Gruppo 1 di Dorazio e Turcato, fino ad approdare, dagli anni Settanta, alla scultura in acciaio e ferro, materiali con cui dà vita ai suoi “Costruttivi Trasformabili”: grandi strutture modulari, pensate per dialogare con lo spazio e la luce.

Tra le opere monumentali spicca L’Albero nel parco all’aperto di Ozieri (2001).

Espone in musei internazionali e le sue sculture sono presenti in permanenza alla GNAM di Roma, al Museo d’Arte Contemporanea di Genova, al Museo della Ruhr e all’Università di Bochum.

Dagli anni Sessanta si interessa anche all’arte orafa, partecipando alle principali fiere del settore, e affianca alla pratica artistica l’insegnamento, fino alla presidenza dell’Accademia Nazionale di San Luca (2009–2010).

L’ultima opera, del 2010, è conservata al MACA di Frosinone.

Scultore, pittore, ceramista e designer, nasce nel 1921 in una famiglia d’arte e si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma, iniziando giovanissimo a lavorare con il fratello Andrea alla ceramica.

Dagli anni Quaranta espone alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, approdando poi, sul finire dei Cinquanta, a sculture in marmo, pietra e bronzo segnate da suggestioni surreali, forme archetipe e volumi levigati, in dialogo ideale con Brâncuși e Lipchitz.

Tra le sue opere più importanti spicca il Monumento di Auschwitz (1967), seguito da numerosi interventi monumentali e urbani come il monumento a Mazzini a Milano, l’Arco della Pace a Tel Aviv, il Monumento alla Resistenza di Massa Carrara, il Campo del Sole a Tuoro sul Trasimeno e varie fontane e installazioni pubbliche tra gli anni Ottanta e Novanta.

Dagli anni Ottanta si dedica anche al disegno orafo, creando preziosi di forte originalità formale. Muore a Pietrasanta nel 2008, dopo aver ricevuto nel 2006 la medaglia ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte.

Stilista fiorentino, nato nel 1940, fondatore dell’omonima casa di moda, si forma all’Istituto Statale d’Arte di Firenze specializzandosi nelle applicazioni tessili della pittura.

Nei primi anni Settanta brevetta un innovativo procedimento di stampa su pelle e introduce patchwork di materiali e colori, suscitando l’interesse di maison come Hermès e Pierre Cardin.

Debutta al Salon du Prêt-à-Porter di Parigi (1970) e alla Sala Bianca di Palazzo Pitti (1972), imponendo un linguaggio fatto di denim stampato, intarsi di pelle, broccati e iconiche stampe animalier. Con la sfilata del 1994 a Milano definisce la figura della “donna Cavalli”, sensuale e spettacolare, e negli anni Duemila amplia il brand con collaborazioni popolari come la capsule per H&M (2007), flagship store internazionali, locali esclusivi come il Cavalli Club di Dubai e progetti lifestyle tra cui la linea di vini Cavalli Selection.

Nel 2013 riceve la laurea honoris causa in Fashion Management dalla Domus Academy di Milano.

Stilista italiana, nata a Milano nel 1948, è conosciuta come la “regina dell’etnochic” per l’uso di tessuti realizzati con fibre agroalimentari, in cui cotone e seta si intrecciano a tamarindo, mangostano o avocado.

Dopo il liceo linguistico completa la sua formazione viaggiando in Rajasthan, Laos, Cambogia, Birmania, Ghana, Russia e Persia alla ricerca di tessuti rari e di nuove ispirazioni, pur mantenendo una produzione interamente made in Italy.

Le sete dipinte a mano e ricamate d’argento diventano materia di sogni nelle collezioni con cui debutta a Milano nel 1997 e nella sfilata del 1999 alla Casa della Cultura.

I suoi abiti, realizzati con tessuti antichi e rari lavorati a mano, insieme ad accessori e gioielli, animano lo showroom di via Manzoni, punto di riferimento per il mondo dello spettacolo e della cultura, dove ha vestito, tra le altre, Marta Marzotto, Inge Feltrinelli, Ornella Vanoni e Micheline Connery.

Scultore e scenografo italiano, nato a Castel Frentano (CH) nel 1938, è noto per aver “abolito” il tutto tondo nella scultura e aver introdotto la figura ricorrente della silhouette.

Predilige il legno, con cui ritaglia figure umane stilizzate, spesso seriali e in sequenza, e torna più volte alle citazioni leonardesche, in particolare all’Uomo Vitruviano, reinterpretato in opere collocate all’aeroporto di Fiumicino e a Vinci.

Autore anche della grande statua del cavallo alato all’ingresso degli studi Rai di Saxa Rubra, si è dedicato agli allestimenti per teatro, cinema e televisione.

Vincitore nel 1958 del premio per la giovane scultura italiana, è considerato un precursore dell’ Arte Povera per l’uso di materiali “umili” e, negli anni Sessanta, dialoga con la Pop Art di Louise Nevelson e Joe Tilson; emblematica in questo senso l’opera Casa Sistina, premiata alla Biennale di Venezia del 1966. Nel 2007 una grande mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma ha ripercorso le tappe principali della sua ricerca.

È stato un designer e stilista di moda controcorrente, noto per una ricerca radicale su materiali e trattamenti.

Con il fratello Lamberto, nelle boutique Pam Pam di Riccione e Milano, trasforma rimanenze tessili e stoffe d’arredamento in capi unici e non riproducibili, anticipando l’idea di unisex, serie limitata ed esclusività.

Introduce camicie ricamate, lavorazioni dévoré, disegni asimmetrici, l’uso del velcro al posto dei bottoni e tessuti tecnici presi in prestito da mondi lontani dalla moda (materassi, tovaglie jacquard, tele nautiche). Dagli anni Ottanta firma collezioni a suo nome, estendendo la sua sperimentazione anche a pelletteria, accessori e gioielli, e affermandosi come uno degli innovatori più liberi e curiosi del Made in Italy.

Pittrice milanese (1935–2004), all’anagrafe Edoarda Maino, è stata una delle protagoniste delle avanguardie artistiche degli anni Cinquanta e Sessanta.

Autodidatta, trova un punto di svolta nell’incontro con il “Concetto spaziale” di Lucio Fontana e partecipa presto a premi e collettive, come il “Cesare da Sesto” nel 1956.

Negli anni Sessanta realizza le Plastiche semitrasparenti e contribuisce alla nascita del movimento internazionale Nouvelle Tendance insieme ad Alviani, Munari e Soto; negli anni Settanta approfondisce l’optical e la ricerca geometrico-percettiva, per poi concentrarsi su colore, sfumature acriliche e cromorilievi.

Sperimenta anche nel campo orafo, progettando spille in oro e smalto dalle inconfondibili vibrazioni di luce e colore. Nel 1980 espone con una sala personale alla Biennale di Venezia (Padiglione Italia) e, tra gli anni Ottanta e Duemila, è presente in numerose rassegne nazionali e internazionali, da Milano a Mantova, dal Guggenheim di New York a Zurigo e Ferrara.

Architetto e designer eclettico, proveniente da Potenza, sceglie Napoli come città d’adozione, dove si laurea, insegna e lavora, muovendosi con naturalezza tra architettura, design, scultura e gioiello. Dal razionalismo organico degli anni Sessanta approda a una visione più inventiva dello spazio, diventando uno dei protagonisti del design urbano; emblematica in questo senso è l’esperienza del progetto Napolino, selezionato nel 1998 dalla Comunità Europea tra gli otto progetti pilota da diffondere nel mondo.

Celebre la collaborazione con Alessi per la caffettieranapoletana”, che lo consacra come autore di oggetti ironici e giocosi, spesso realizzati con materiali poveri come ferro, rame e ottone e popolati da figure leggere e visionarie (suonatori, re, sfingi, Madonne).

Le sue opere sono presenti in musei internazionali e gli valgono, tra gli altri, due Compassi d’Oro (1981, 2014), confermandolo come una figura carismatica dell’arte, dell’architettura e del design.

Designer e direttore creativo italiano che vive e lavora a Milano. La sua formazione è a Napoli dove si laurea in architettura, per passare poi alla moda presso gli atelier di Lancetti e Gattinoni a Roma. Dopo questa importante esperienza nell’alta moda si trasferisce a Milano dove assume la direzione artistica del Marino alla Scala di Trussardi (1997–’99); fa esperienza anche presso Max Mara.

Nel 2001, sfila la sua prima linea di prêt-à-porter dove la sua formazione architettonica torna nelle misure matematiche, nel rigore geometrico, nella passione per le strutture, per la leggerezza delle bluse da 16 grammi e la ricchezza di orli e strascichi da 16 metri.

Dal 2002 al 2004 ha curato e disegnato la linea uomo Hilton by Vestimenta. Obiettivo: modernizzare e caratterizzare marchio e prodotti in un’ottica creativa e coerente.

Dal 2005 al 2007 è stato direttore creativo di Roberta di Camerino, poi negli anni successivi ha lavorato per Trussardi e Fendi Sport. Attualmente ricopre la carica di direttore creativo del brand di lusso cinese MYTENO.

Stilista italiano, dopo gli studi inizia a lavorare per il gruppo Marzotto, collaborando contemporaneamente con altri importanti marchi come Maska, Byblos, Gilmar, Les Copains, Iceberg e Genny.

In questo periodo Dell’Acqua si specializza nella lavorazione della maglia, come apprendista dello stilista Pietro Pianforini, diventando il principale stilista del marchio. Nel 1995 lo stilista fonda il proprio brand e debutta con la sua prima collezione donna, “Punk on a Mediterranean Woman”, presentata a Milano nel 1996; la prima collezione uomo esordisce nel 1998 a Palazzo Pitti di Firenze. Nel dicembre 2002 Alessandro Dell’Acqua viene nominato direttore artistico dell’azienda di biancheria intima La Perla, per la quale realizza la prima linea di abbigliamento presentata nel 2003.

Il creativo è inoltre il principale stilista per i marchi Redwall e Borbonese.

Nel 2003 ha aperto il suo primo showroom negli Stati Uniti sulla Madison Avenue e nel 2004 è stata inaugurata la prima boutique londinese del marchio.

Nel 2010 torna sulle passerelle milanesi con la collezione N° 21. Continua a lavorare con successo e a firmare le sue linee. Il suo brand è noto in tutto il mondo.

È un artista e designer, vive e lavora in Italia. Il suo approccio ossessivo e sperimentale è caratterizzato dall’attrazione per l’errore e per il caso, riferimenti prediletti nella potenziale invenzione creativa.

Collabora con Alessi dal 1992 con l’Alzata per la torta e le creature ridenti di Mattia (timer-orologio, tappi e barattoli), ma la sua vena creativa non si arresta qui: infatti si dedica alla progettazione di spazi commerciali (negozi, showroom), disegna collezioni di costumi, gadget, e per Henry Wintermans inventa oggetti estrosi e divertenti.

A Liverpool, in Inghilterra, ha allestito la sua prima personale.

Casa di alta moda italiana fondata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, nasce dal loro incontro in un’azienda milanese dove Gabbana introduce Dolce al lavoro in maison e al processo creativo.

Nel 1985 presentano la prima collezione alla Settimana della Moda di Milano, intitolata “Real Women” perché portata in passerella da amiche e non da modelle professioniste; nel 1986 aprono il primo negozio e, a seguire, lanciano nuove linee tra maglieria, costumi da mare, intimo e collezioni maschili, fino alla seconda linea D&G dedicata ai più giovani. Grazie a una fitta rete di accordi commerciali e a uno stile riconoscibile, sensuale e fortemente identitario, Dolce&Gabbana diventa uno dei marchi simbolo degli anni Duemila e del made in Italy.

Anche nell’oreficeria il brand esprime grande estro e teatralità, con anelli a forma di lettere dell’alfabeto, spille in metallo con corona e pietre dure e numerosi altri monili dal carattere deciso.

È stato uno dei principali protagonisti dell’astrazione italiana del dopoguerra. Dopo le prime esperienze nel Gruppo Arte Sociale, nel 1947 partecipa alla redazione del manifesto e alle mostre “Forma 1” insieme a Consagra, Turcato, Accardi e Sanfilippo, collocandosi al centro delle neoavanguardie.

Tra la fine degli anni Quaranta e i Settanta vive e lavora tra Parigi, Praga, Harvard e Berlino, fino alla direzione del Dipartimento di Belle Arti dell’Università della Pennsylvania.

Sulla scia degli astrattisti storici come Kandinsky, Mondrian e Klee, sviluppa una ricerca rigorosa sul dinamismo del colore, della luce e del segno, esposta in personali alla Biennale di Venezia e in musei e gallerie internazionali.

Stabilitosi poi a Todi, affianca al lavoro in studio progetti pubblici – come il ciclo di mosaici per la metropolitana di Roma – e riceve numerosi riconoscimenti, che ne sanciscono il ruolo di maestro dell’astrazione.

È stato uno dei più lucidi intellettuali del Novecento italiano: critico d’arte, pittore, filosofo e accademico. Laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, diventa negli anni professore di estetica e tra i protagonisti del dibattito sull’arte contemporanea.

Nel 1948 fonda il Movimento per l’Arte Concreta (MAC), partecipa al gruppo ESPACE e contribuisce nel 1956 alla nascita dell’Associazione per il Disegno Industriale, affiancando a un’intensa attività critica una produzione pittorica originale e prolifica. Interessato tanto alla dimensione teorica quanto a quella materica dell’arte, continua a esporre e a pubblicare fino a età avanzatissima – emblematica la mostra Vitriol alla Triennale di Milano nel 2017 – ricevendo numerosi riconoscimenti internazionali, onorificenze accademiche e dottorati honoris causa, e scrivendo fino all’ultimo per il “Corriere della Sera”.

Casa di moda fondata a Milano nel 1968 da Gimmo Etro inizialmente solo come azienda tessile, si afferma fin da subito per la qualità dei suoi prodotti e per l’estrema raffinatezza delle sue stampe. Gerolamo Etro (1940 – 2015) introduce nel 1981 il motivo Paisley, esaltato in ogni sua forma e nelle sue declinazioni cromatiche, diventando nel tempo elemento distintivo della maison, insieme al suo logo: un fiero Pegaso, che spesso viene stampato o ricamato su capispalla, borse e cinture e camicie.

Nel 1985 debutta la collezione Homewear. Nel 1991 la casa di moda lancia la collezione donna e nel 1996, in occasione della Settimana della moda di Milano, avviene la prima sfilata di Etro; le collezioni maschili sono state presentate nel 2003.

L’azienda possiede anche l’archivio dell’Arte Tessile Paisley e una suggestiva biblioteca aziendale, con tessuti antichi e abiti storici.

Nel campo orafo crea lucenti ed eleganti bijoux, spille impreziosite da dettagli, collane, orecchini e girocollo in oro e argento, pietre dure e bracciali in pelle per lasciare un segno diverso e iconico.

Orafo, scultore e medaglista tra i principali esponenti della Scuola di Fano. Impara le tecniche orafe a dieci anni dallo zio gioielliere e in seguito insegna plastica ornamentale all’Accademia di Brera, vivendo tra Milano e Pesaro.

Dopo le prime personali a Roma (1969) e Parigi, dagli anni Ottanta espone anche in Australia e a Buenos Aires e partecipa a importanti rassegne come la mostra sull’“Arte del Gioiello d’Artista dal 1900 ad oggi” a Palazzo Pitti (2001).

Mostre personali a Sassoferrato, Spoleto, Urbino e Bruxelles confermano la centralità di una ricerca visionaria, in cui il gioiello diventa micro-scultura e l’oro dialoga con i linguaggi del Novecento, dall’informale al surrealismo, fino al costruttivismo.

Casa di moda italiana di lusso fondata nel 1925 da Edoardo Fendi e Adele Casagrande, nasce come laboratorio di pellicceria che, dopo il matrimonio, diventa la prima boutique Fendi.

Prima maison a proporre collezioni di pellicce prêt-à-porter, trova una svolta decisiva nel 1966 con l’arrivo di Karl Lagerfeld, che crea il celebre logo a doppia F e firma la prima collezione di alta moda; nel 1977 arriva anche l’abbigliamento.

Nel 1997 Lagerfeld, insieme a Silvia Fendi, disegna l’iconica borsa Baguette, destinata a diventare simbolo del brand. Negli anni Duemila la maison lega il proprio nome anche a importanti progetti culturali, come il restauro della Fontana di Trevi con “Fendi for Fountains” e le sfilate-evento a Roma.

Nell’oreficeria ritroviamo la stessa eleganza riconoscibile: gioielli fashion e portabili – bracciali in pelle di coccodrillo, anelli in oro con la griffe Fendi, bracciali baguette e orecchini in oro, argento e metallo – che estendono il linguaggio della casa di moda all’universo del gioiello.

Uno dei più importanti e innovativi stilisti e imprenditori italiani, fondatore dell’omonima casa di moda. Mosse i primi passi negli Stati Uniti, dove nel 1923 iniziò a lavorare in un negozio di scarpe, diventando un celebre calzolaio.

Il 1927 vede il suo ritorno in Italia, trasferendosi a Firenze dove aprì il suo primo negozio di scarpe per donne destinate inizialmente solo al mercato americano. Negli anni Cinquanta Palazzo Spini Feroni (luogo in cui Ferragamo aveva stabilito il suo primo negozio) divenne meta di attrici del cinema e di famiglie reali, contribuendo a far crescere il nome del calzaturificio a livello internazionale.

Alla morte dell’imprenditore, la fama del marchio non subì flessioni, ma continuò a crescere grazie alla moglie Wanda.

Oggi il brand Ferragamo ha diversificato la sua produzione, passando dalla lavorazione delle pelli all’abbigliamento, agli accessori e al design di gioielli.

I gioielli da uomo sono perfetti sia per un look casual che per un look elegante, mentre quelli dedicati alla donna sono gioielli preziosi e delicati, unici e raffinati.

È stato uno stilista italiano, tra i maggiori esponenti del made in Italy e fondatore della Gianfranco Ferré Spa nel 1978, conosciuto anche come “l’architetto della Moda” per la sua formazione e il suo approccio al design.

Negli anni ’70 inizia a lavorare come creatore di bigiotteria e accessori con Walter Albini. Nel 1978 viene presentata la prima collezione donna di Gianfranco Ferré, e nel 1982 esordisce con la prima collezione uomo. Sempre nel 1989 assume la direzione artistica della casa francese Christian Dior, dove resterà fino al 1996.

Nel 2000 viene presentata la prima linea di vestiti per bambini, sempre a nome Ferré.

Ha inoltre vinto un gran numero di premi prestigiosi durante la sua carriera: sei volte l’Occhio d’Oro per la migliore collezione donna, la Medaglia d’Oro dalla città di Milano, il Dé d’Or a Parigi per la sua prima collezione Dior haute couture.

Nel 2018, a 11 anni dalla sua scomparsa, viene inaugurata una mostra del maestro “I gioielli di Gianfranco Ferré” a Palazzo Madama, a Torino: 200 i pezzi esposti che ripercorrono l’attività dello stilista dal 1980 al 2007 incentrata sul monile. Collane, spille, cinture, anelli, bracciali e orecchini realizzati con materiali diversi: smalti, pietre, legno dipinto, vetri di Murano e cristalli Swarovski, cuoio e rame.

Figlia d’arte – la madre aveva una sartoria che le ha probabilmente fatto nascere l’amore per i tessuti e per la moda – è una stilista italiana: nel 1974 firma la sua prima collezione e nel 1980 fonda con il fratello Massimo l’azienda Aeffe. Nel 1981 apre lo showroom a Milano; due anni più tardi le sue creazioni debuttano nelle passerelle milanesi.

Da allora iniziano le sue collaborazioni con stilisti affermati: prima con Franco Moschino, poi con Jean-Paul Gaultier.

Nel 1991 viene nominata migliore imprenditrice femminile. Nel 1996 sbarca negli Stati Uniti: nasce Aeffe Usa con l’apertura di uno showroom a New York sulla 56ª strada, e già nel 1997 stipula un altro accordo di collaborazione con Narciso Rodriguez.

Nel corso della sua lunga carriera, la Ferretti ha svolto un ruolo significativo nella promozione della cultura italiana e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come il titolo di “Cavaliere del Lavoro del Presidente della Repubblica Italiana” nel 1998 e il “Premio alla Carriera” a Roma nel 2005.

È stato un artista poliedrico che ha spaziato tra pittura, grafica, scrittura, ceramica e scultura. Giovanissimo si trasferisce a Urbino grazie a una borsa di studio al Regio Istituto per l’Illustrazione del Libro, dove approfondisce le tecniche di stampa – litografia, serigrafia, acquaforte, xilografia – costruendo una solida base artigianale.

Dopo l’esperienza milanese e il periodo alla Olivetti di Ivrea come art director di una rivista culturale, si stabilisce a Canzo, in una grande filanda ottocentesca che trasforma in studio e poi in residenza, oggi sede della Fondazione a lui dedicata.

Dalle prime partecipazioni alla Biennale di Venezia e alle esposizioni al MoMA di New York, riscuote ampio successo con cicli come le “Statue” e le “Isole di Statue”, intrisi di riferimenti dichiarati al Rinascimento, evidenti anche nelle “Storie Perugine” per la famiglia Buitoni. Le sue opere sono oggi conservate in musei di primo piano, tra cui Musei Vaticani, Ermitage, MoMA, Museo Puškin e GAM di Milano.

Scrittore, scenografo, drammaturgo, pittore, attore e regista teatrale. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera, inizia a lavorare in Rai come autore di testi satirici. Tra le sue opere, una settantina tra commedie, farse, spettacoli musicali e monologhi, le più famose sono Mistero Buffo (1969) e Morte accidentale di un anarchico (1970).

Artista a tutto tondo, realizza numerosi quadri, conservati oggi presso la Fondazione “Fo Rame”: anche nella pittura egli critica il mondo che lo circonda con tono ironico e sferzante, attraverso l’uso di colori gioiosi, contrastanti e stridenti, sempre pieni di vita.

Dario Fo vince il Premio Nobel per la letteratura nel 1997. Nel 2005 viene insignito della laurea honoris causa all’Università della Sorbona di Parigi, mentre l’anno successivo, nel 2006, la stessa onorificenza gli viene assegnata dall’Università della Sapienza di Roma. Il 24 marzo 2012, giorno del suo 86° compleanno, ha inaugurato la mostra “Lazzi Sberleffi Dipinti” presso il Palazzo Reale di Milano, nella quale sono state esposte più di 400 opere che percorrono tutto l’arco della sua vita.

Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, è un’artista che dal primo interesse per pittura e ceramica approda alla scultura e all’oreficeria, creando gioielli e piccole sculture in cui combina oro, argento, bronzo, acciaio e plexiglass, introducendo un linguaggio orafo fortemente sperimentale.

Dagli anni Settanta vive a Milano, dove espone alla galleria “Il Sestante”, entra in dialogo con Ettore Sottsass e avvia una lunga collaborazione con Bruno Munari. Negli anni Ottanta usa la fotografia per indagare forme e motivi decorativi, trasformati in composizioni geometriche modulari e giochi di luce; partecipa al movimento costruttivista e poi al “Gruppo Internazionale Madì”. Presente in rassegne come la 14ª Triennale di Milano e Forme nel Verde, vede due opere entrare nel 2003 nella collezione della Regione Toscana.

È stata una grande stilista italiana. Studia a Londra disegno per abiti sartoriali; sul finire degli anni ’20 durante un soggiorno a Parigi conosce Coco Chanel che la convince a collaborare per il suo atelier. Nel 1930, ritornata in Italia, inizia a lavorare come direttrice stilistica per la Sartoria Ventura. Nel 1946 apre il suo primo atelier di alta moda a Roma. La creativa deve la sua fortuna alla sua clientela, prevalentemente attrici americane, grazie alle quali si è fatta conoscere; nel 1956 realizza i costumi per la pellicola “Guerra e pace” di King Vidor. Nel 1960, Fernanda Gattinoni disegnò la collezione di abiti in stile impero, gonne a ruota e bustini che divennero il suo cliché stilistico per eccellenza. Nel corso degli anni ’80 l’atelier si allarga grazie alle creazioni del figlio di Fernanda, Raniero Gattinoni, che dà una svolta all’azienda compiendo i primi passi verso l’internazionalizzazione della griffe.

I gioielli della maison sono preziosi ma anche bijoux: collane, orecchini, bracciali rigidi, pendenti, anelli modulabili nei colori della collezione Teodosia. Linee semplici che aggiungono eleganza ai gioielli e a chi li indossa.

Nel 2002 l’archivio della Gattinoni Due è stato dichiarato dalla Soprintendenza archivistica del Lazio “di interesse storico particolarmente importante”.

Dopo gli studi in architettura, spinto dal suo forte interesse per la moda e l’abbigliamento nel 1979 inizia a lavorare all’atelier Dimitri a New York, per imparare i segreti della sartoria.

Nel 1983 realizza la sua prima collezione per Zamasport.

In un periodo in cui tutta la moda seguiva l’ondata di silhouette architetturale, aggressiva, con spalle grandi e rinforzate come armature, Gigli va controcorrente con le sue figurette intimiste, con un concetto di femminilità poetica e minimalista.

Le sue sfilate future riflettono epoche ed etnie, paesaggi e poesie, filtrati dalla sua personalità complessa e romantica: famose le sue cappe ispirate ai vetri di Venezia. Il suo credo è la leggerezza e i suoi tessuti hanno lavorazioni tridimensionali.

Il brand Romeo Gigli oggi continua ad esistere anche se lo stilista si è ritirato nel 2004. Nel 2008 la Gigli passa di mano e diventa del Gruppo Excentric, che affida l’evoluzione della griffe allo stilista Alessandro De Benedetti. Nel 2020 De Benedetti presenta la collezione donna primavera estate con un grande successo.

È stato un grafico e artista italiano. Laureato in architettura al Politecnico di Torino, si interessa fin da giovane di arte, grafica pubblicitaria e fotografia inserendosi nell’ambiente del Secondo Futurismo ed evolvendo successivamente verso l’Astrattismo Geometrico e il Costruttivismo.

I suoi interessi professionali sono due: quello pubblicitario e quello artistico. Indubbiamente il campo dove ha più successo è quello grafico con commesse pubblicitarie dall’Italia e dall’estero fino alla realizzazione dell’iconico marchio della “Pura lana vergine” realizzato nel 1964. In questo periodo riceve numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Realizza successivamente una serie di copertine per una collana di romanzi fantascientifici per la Penguin Books, pubblicati nel biennio ‘69-’70.

A partire dagli anni Settanta abbandona la grafica e si dedica esclusivamente all’arte. Intensa la sua attività espositiva che culmina nella partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972, dove ha progettato la sezione di grafica sperimentale. Grignani ha inoltre partecipato a numerose mostre private e pubbliche in tutto il mondo.

Le sue opere sono conservate in alcuni dei più importanti musei internazionali e nazionali, come il MoMA di New York, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Victoria and Albert Museum nel South Kensington di Londra e il Museo d’Arte Moderna di Varsavia.

Si è specializzato a Milano nella tecnica della lavorazione dello sbalzo e del cesello. È considerato uno dei protagonisti del rinnovamento dell’arte italiana nella seconda metà del ‘900, esperto di scultura, pittura, arte del cesello e delle medaglie.

Ha svolto molte esperienze in vari Paesi d’Europa, in particolare a Berlino e Breslavia, Vienna, Parigi. Nella capitale francese rilevante è il suo rapporto con il movimento dei cubisti e degli astrattisti.

Nel 1947 presenta a Milano la prima personale di sbalzi in metallo cesellati. Nel 1948 invece partecipa ad una collettiva con Burri, Dorazio, Mannucci e altri. I materiali prescelti sono il rame, l’argento, il peltro e il piombo, ma la fusione in bronzo è al centro della sua ricerca di essenzialità della struttura plastica. Negli anni ’50, crea le prime “medaglie astratte” che definisce “impronte classiche”.

Infine lavora la pietra arrivando definitivamente alla scultura: ecco che usa il marmo, il basalto, la pietra vulcanica e realizza tramite la sovrapposizione di blocchi scalfiti imponenti sculture. In pittura si segnala per le sue “Gouaches” policromatiche.

Le sue opere sono presenti in vari musei e collezioni sia in Italia che all’estero come ad Anversa, Monaco, Parigi, San Paolo del Brasile, Tokyo. Ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali: si ricorda la sua partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1952, 1954, 1962 e nel 1968 con una sala principale.

Eccentrico stilista francese e fondatore dell’omonima casa di moda. Lo stilista ha sempre voluto lavorare nel mondo della Haute Couture, ispirato da icone della moda come Yves Saint Laurent, Kenzo e Diane von Fürstenberg. Si forma nelle più famose boutique di moda tra New York e Parigi. Nel 1989 si stabilisce a Milano definitivamente.

Nel 1998 disegna per Pucci diverse collezioni e successivamente nel 2003 per Marzotto crea la collezione oversize donna.

Nel 2008 è stilista per Jeckerson, di cui incrementa la linea femminile del 25%. Le sue sfilate hanno sempre il sapore di un happening estemporaneo, fantasioso e mondano.

Crea modelli al di fuori di ciò che fa strettamente tendenza, rielaborando i temi della stagione in maniera assolutamente originale e, talvolta, persino controcorrente.

Nel 2021 i suoi gioielli e accessori sono commercializzati sull’app Farfetch.

Mariuccia Mandelli, in arte Krizia, nome preso in prestito da uno dei dialoghi di Platone.

Comincia la propria attività nel 1954, in un laboratorio dove, insieme a lei, collaborano la socia Flora Dolci e alcune dipendenti.

La sua ricerca di innovazione stilistica ha inizio dalle gonne che, una volta finite, stipa all’interno di alcune valigie con il fine di portarle in giro per l’Italia, a scopo promozionale, nei negozi che più le sembrano affini.

Nel 1964 Krizia allestisce la prima sfilata autonoma nella prestigiosa sede di Palazzo Pitti, si aggiudica il premio “Critica della moda” assegnato, in precedenza, solo ad Emilio Pucci. Sempre in nome della contraddizione, nel 1971, in un’epoca in cui andava solo il maxi e il midi, i suoi cortissimi pantaloncini le valgono il premio “Tiberio d’Oro” a Capri.

Nel 1995, alla Triennale di Milano, viene presentata la retrospettiva “Krizia. Una storia” per celebrare i quarant’anni di lavoro della stilista. Dal 2000 in poi collabora con giovani talenti per la progettazione delle collezioni. Fra i più noti, Alber Elbaz, Jean Paul-Knott, Hamish Morrow, Giambattista Valli e Gianluca Capannolo. Negli stessi anni vengono prodotti i primi accessori Krizia, come nel caso di scarpe, borse, cinture e gioielli, spille di materiali vari dal rame al plexiglass. Nel 2012 la stilista italiana rilancia le fragranze K e Krizia Uomo.

Architetto, designer e artista italiano laureatosi in architettura a Milano dove vive e lavora. Affianca all’attività didattica una carriera di artista anomalo, a volte scomodo, difficilmente classificabile.

Nel corso della sua ricerca si accosta e fonda diversi movimenti, dal Global Tools al Gruppo Design Radicale, di cui rappresenta una delle anime più originali. Attraversa diverse correnti artistiche: dall’arte segnica, all’arte concettuale, all’arte ambientale, alla narrative art e al cinema d’artista di cui è promotore e che gli fa conseguire numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Tra le sue numerose personali, l’invito alla Biennale di Venezia nel 1970, la partecipazione alla Triennale di Milano (1972), la presenza al Musée d’Art Contemporain di Lione (1991).

Dal 1998 al 2000 è curatore delle mostre “Le diversità” alla Fortezza da Basso di Firenze. Nel 2014 il Triennale Design Museum organizza una grande mostra monografica “Ugo La Pietra. Progetto disequilibrante”; partecipa ad Artissima di Torino con la Galleria Camera 16 con una mostra personale nella sezione “Back to the future”. Nel 2016 vince il Premio “Compasso d’Oro” ADI alla Carriera. Nel 2020 realizza alcune mostre personali tra cui “Storie di virus” alla Galleria Corraini di Mantova con i disegni realizzati sul tema della pandemia da Covid-19 e “Ex voto” presso la Galleria Nuages di Milano, con una serie di illustrazioni sul tema degli oggetti di ringraziamento devozionale.

È stato uno tra i più importanti stilisti italiani a partire dagli anni sessanta. Nel 1954 a Roma apre il suo primo atelier in via Margutta.

È quindi del 1961 il debutto nella haute-couturez con la prima sfilata a Palazzo Pitti. Successivamente Lancetti lancia la famosa collezione di modelli d’ispirazione militare che segna il suo successo.

Attento al ruolo sociale della donna, l’affermazione in campo internazionale sopraggiunge alla fine degli anni sessanta quando lancia vestiti realizzati con tessuti stampati che si ispirano alle opere dei grandi maestri dell’arte contemporanea: Chagall, Kandinskij, Klimt, Matisse, Modigliani, Picasso Questo gli ha conferito l’appellativo di “sarto pittore”.

Nel 1999 decide di ritirarsi e nel 2000, presso il Chiostro del Bramante a Roma, sfila la sua ultima collezione.

È uno scultore e incisore italiano che, dopo gli studi all’Istituto d’Arte della capitale, dove sarà poi docente, insegna anche presso l’Accademia Francese. Fondamentali per la sua formazione gli insegnamenti di Afro e Pericle Fazzini, da cui eredita l’attenzione al segno e alla materia, privilegiando il metallo rispetto ad altri materiali preziosi.

A partire dalla fine degli anni Sessanta espone sculture astratte e geometriche in lamiere di ferro e poi in acciaio inox, caratterizzate da un rigoroso controllo razionale ma attraversate da una fantasia poetica e da una sottile ironia.

La sua ricerca, influenzata dall’arte concettuale, dall’informale, da Brâncuși e dal Costruttivismo, si estende anche alla grafica e al disegno.

Protagonista di numerose personali e mostre in Italia e all’estero (Venezia, Roma, Cracovia, Francoforte, San Paolo, Alessandria d’Egitto, Osaka, Nuova Delhi), riceve importanti riconoscimenti come il Premio Feltrinelli per la Scultura (1988), il titolo di accademico di San Luca (2000) e il premio del Presidente della Repubblica (2004).

Stilista, costumista e artista italiano, nel 1987 disegna la sua prima collezione. E nel marzo 1999, a Milano, è stata la volta del suo primo prêt-à-porter.

È noto per le sue sperimentazioni, per la sua capacità di “sentire” le diverse realtà che lo circondano, le commistioni con l’arte, la musica, la danza, il teatro e il cinema.

Nel 2003 Antonio Marras diventa direttore artistico di Kenzo e l’anno successivo viene presentata a Parigi la prima collezione legata alla maison omonima. Lo stilista è il primo fashion designer a essere ospitato all’interno della prestigiosa fondazione di arte contemporanea Kenzo a Venezia. Nel 2009 realizza i costumi per lo spettacolo di Luca Ronconi “Sogno d’una notte di mezza estate”.

Nel settembre 2015 firma l’allestimento della mostra “Sguardo di donna”, alla Casa dei Tre Oci di Venezia. Dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017, è stata presentata la mostra “Antonio Marras: Nulla dies sine linea” alla Triennale di Milano.

È stato scultore, orafo, pittore e uomo di pace, figura centrale per il riconoscimento del gioiello contemporaneo come forma d’arte.

Partigiano durante la Resistenza, laureato in chimica, arriva alla scultura attraverso gli studi alle Accademie di Belle Arti di Roma e Firenze, sperimentando materiali diversi – ferro, oro, pietra, legno, smalti, acquerelli – e insegnando poi all’Accademia Albertina.

Dagli anni Sessanta espone in contesti internazionali (Torino, Londra, Monaco, New York, Tokyo, Biennale di Venezia), pur scegliendo spesso la quiete di Pietrasanta come luogo di lavoro.

Le sue sculture in oro, ispirate ai miti greci e alla tradizione ebraico-cristiana, danno vita a opere come Narciso, Metamorfosi, Il Dio felice, mentre i gioielli – labbra, dita, mani e frammenti di corpo – sono vere dichiarazioni d’arte, dense di luce e sensualità.

Con la sua ricerca di una bellezza atemporale, fondata su verità, misura e forza espressiva, ha contribuito in modo decisivo all’ingresso del gioiello nei musei e nelle grandi collezioni internazionali.

È l’ultima erede del marchio La Perla, che da piccola impresa artigianale e casalinga è diventata un grande brand dell’intimo e del beachwear di lusso. I Masotti hanno saputo creare gioielli nati nel dialogo tra intimità e apparenza, dando vita come in una magnifica ossessione a quel senso di unicità che ha contraddistinto le creazioni della famiglia.

Nel 2001 Anna Masotti debutta con la sua prima linea di abbigliamento femminile a Milano Moda Donna. Negli ultimi anni Masotti sta seguendo i progetti della fondazione no profit Fashion Research Italy (FRI), il cui scopo è quello di valorizzare le eccellenze manifatturiere di cui è ricco il nostro territorio e che è diventato un punto di riferimento per l’intero comparto moda. L’obiettivo della fondazione è di custodire la tradizione del made in Italy e supportare le aziende nella transizione digitale e green, anche attraverso percorsi formativi mirati.

È stato un artista poliedrico italiano: provocatore, ideatore di performance e artista concettuale. Nel 1961 presenta la sua prima mostra, una collettiva dedicata ai giovani artisti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in occasione della quale vince il primo premio per la scultura con Uomo meccanico. Nel 1968 alla Galleria L’Attico di Roma espone opere realizzate con oggetti d’uso o materiali industriali manipolati, che provocano insolite esperienze tattili negli spettatori. La stessa dinamica compare in Tensione con pietra, esposto nella rassegna “Prospekt 69” a Düsseldorf, e in Contrasti di peso e Calamita e trucioli, presentati da Alexandre Iolas a Parigi nel 1969, dove lo spettatore viene coinvolto nel processo creativo.

Nel 1976 Mattiacci vince il Premio Bolaffi. Nel giugno del 1984 al Kunstforum di Monaco realizza l’installazione Alta tensione. Nel corso del 1988 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia e subito dopo inaugura il Centro per la Scultura Contemporanea Torre Martignana di Cagli.

Molte sue opere, presenti in Italia e all’estero, sono collocate in spazi aperti come le due per il Museo di Capodimonte di Napoli (1991), la grande Le vie del cielo nell’alveo del fiume Bidente (Forlì), La mia idea del cosmo ai Mercati Traianei (2001), Occhio del cielo a Los Angeles (2005), Grande disco con segni astrali (2006) a Cagli. Nel 2018 viene realizzata una retrospettiva su Mattiacci dal titolo Gong al Forte Belvedere, a Firenze.

All’anagrafe Gaetano Mattiolo, è uno stilista italiano. A diciannove anni apre la sua prima boutique, la quale si distingue per l’utilizzo di materiali preziosi e la creazione di elaborati bottoni realizzati in materiali pregiati e spesso microsculture.

Lo stilista è il primo ad aver vestito il Papa, disegnando quattro casule per Giovanni Paolo II, oggi conservate in Vaticano. Nel 2000 inventa lo stile – e il neologismo – prêt-à-couture, sintesi fra il lusso dell’alta moda e l’industria-artigianale.

Dotato di grande estro artistico, il suo stile anticonvenzionale è caratterizzato per il colore e lo sfarzo, ma anche per una particolare attenzione ai dettagli. È stato lo stilista di Raffaella Carrà, Valeria Marini, Ivana Trump.

Architetto, designer e artista italiano, si è laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1959; dalla fine degli anni ’70 fu tra i rinnovatori del design italiano.

La sua è una personalità eclettica che lo porta a sconfinare dal mondo del design alla pittura e alla carta stampata. Ha diretto le riviste “Casabella”, “Modo” e “Domus”. Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture e installazioni.

Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Swatch, Cartier ed Hermès, ed è consulente per la comunicazione di molte industrie in Estremo Oriente. Famosa è la poltrona Proust realizzata nel 1993, esposta al Triennale Design Museum e al Museo delle Arti di Catanzaro.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il “Compasso d’Oro” nel 1971, 1981 e 2014.

È stato docente di design in una prestigiosa scuola di Vienna. Molti suoi lavori sono presenti in musei e collezioni private in Italia e all’estero. Tra le sue progettazioni più importanti, realizzate insieme al fratello Francesco per l’Atelier Mendini, le aziende di Alessi ad Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, il Museo Groninger nei Paesi Bassi, alcune stazioni metropolitane, il restauro della Villa Comunale a Napoli, una torre a Hiroshima in Giappone, un quartiere a Lugano in Svizzera e altre infrastrutture in America.

Stilista fondatore della casa di moda Missoni, insieme alla moglie Rosita Jelmini, prima di intraprendere la sua carriera artistica è stato un velocista italiano e ha partecipato alle Olimpiadi del 1948.

Nel 1958 la prima collezione viene presentata a Milano, con il nome “Milano-Sympathy/span>”. Nell’aprile del 1967 la popolarità di Missoni cresce ulteriormente con la presentazione di una nuova collezione a Palazzo Pitti.

Nel 2003 Missoni celebra i 50 anni della maison con una sfilata di più di 100 modelli dell’archivio storico.

La casa di moda ha sviluppato un concetto di maglieria artistica, lasciando ampio spazio alle trame e ai colori: tra le sue creazioni iconiche c’è l’abito lungo di lana, che dà vita a una nuova moda haute bohémienne. Celebre e innovativo è aver inserito nelle sue maglie il concetto di zigzagging.

Ottavio Missoni è scomparso all’età di 92 anni ed è stato fino ad allora sindaco del “Libero Comune di Zara in Esilio”. Tra i gioielli e accessori Missoni, particolare attenzione meritano le celebri collane con le lettere.

Stilista e creativo rivoluzionario che ha segnato gli anni Ottanta con il brand Moschino, da lui fondato nel 1983. All’inizio le sue creazioni si concentrano sulla moda casual e sui jeans, ma in breve tempo la sua linea finisce per estendersi anche alla lingerie, agli abiti da sera, alle scarpe, all’abbigliamento maschile e ai profumi. Nel 1988 lancia una linea “economica”, la Cheap Chic Donna e Cheap Chic Uomo.

Soltanto nel 1993 lo stilista realizza una mostra con i propri dipinti, all’interno della retrospettiva X Anni di Kaos.

Moschino rielabora capi classici, aggiungendo dettagli irriverenti, come tailleur con girandole al posto dei bottoni, il celebre tubino nero con il prezzo ricamato sul capo, o addirittura gonne realizzate interamente con cravatte, camicie monomanica o T-shirt con la scritta “Moschifo”. Anche le sue passerelle si distinguono per originalità, con modelle che sfilano in ginocchio e lo stilista che si fa fotografare vestito da donna, oltre ai celebri inviti alle collezioni realizzati sotto forma di mutande.

I gioielli Moschino sono destinati a personalità originali che possono indossare bracciali in pelle e orecchini di design.

È stato uno dei più originali protagonisti dell’arte, della grafica e del design italiani del Novecento. Eclettico artista, ha sempre dedicato la propria attività creativa alla sperimentazione, declinandola in ogni sua forma e spaziando tra pittura, scultura, scrittura, design, fotografia e didattica.

Subito immerso nelle grandi avanguardie del ‘900 con l’adesione al Secondo Futurismo, è attratto dalle personalità artistiche di André Breton e Louis Aragon che incontra e frequenta a Parigi, e che lo influenzeranno nella creazione delle sue “macchine inutili”.

È fondatore nel 1948 del MAC (Movimento di Arte Concreta) approfondendo la ricerca sull’oggetto e sulle cose, come processo di visione, come fruizione volta alla soddisfazione del prodotto in senso industriale, ma anche estetico.

Comincia negli anni ’50 a esprimere le linee guida del proprio pensiero e della propria arte con la realizzazione dei “Negativi-positivi”, i “Giocattoli d’artista”, le “Forchette parlanti”, “I Fossili” e la “Fontana e giochi d’acqua” (Biennale 1954). La sua attenzione è rivolta all’universo infantile. Con i bambini e per i bambini crea numerose opere, come il primo laboratorio per ragazzi alla Pinacoteca di Brera a Milano. Inoltre per i piccoli scrive tanti libri sorprendenti e originali che attraggono la loro attenzione in maniera nuova e moderna. Un percorso di artista ricco di varianti: pittura, scultura, grafica, editoria, fotografia, cinema, in un’anticipazione della video arte. Oltre 600 sono le opere che ha lasciato.

È un artista eclettico, versatile, che approfondisce e sperimenta molte tematiche dell’arte: dalla pittura all’architettura d’interni, al design, ai progetti orafi. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e Firenze, va all’estero: determinante per la sua formazione è il soggiorno a Stoccolma, dove lavora come designer nello studio di Lenmart Tham. Qui collabora con l’architetto Marenco, e realizza la decorazione esterna della banca Lansparbanken; gli viene inoltre commissionata la creazione di illustrazioni per il quotidiano Svenska Dagbladet.

Dopo l’esperienza svedese Onali si dedica all’interior design per ville, alberghi, e progetta un monumento in Arabia Saudita. L’arte del design la applica nella creazione di mobili per grandi aziende sia italiane che straniere.

La sua ricerca del nuovo lo porta anche a sperimentarsi come scenografo (realizzando scenografie per alcuni programmi di Renzo Arbore su Rai1), grafico e vignettista. Ha esposto i suoi lavori a Bologna, Lugano, Stoccolma, Roma, New York, Tokyo, Las Vegas, Buenos Aires.

È un artista, pittore e scultore tra i massimi esponenti dell’Arte Povera a livello internazionale. Dopo gli esordi negli anni Cinquanta, trova una svolta decisiva con i “Quadri specchianti” (1961–62), opere che introducono una prospettiva “retrovisiva” in cui lo spettatore e il tempo reale entrano fisicamente nell’immagine. Tra il 1965 e il 1966 realizza gli “Oggetti in meno”, considerati fondativi dell’Arte Povera, e nel 1967 crea la celebre Venere degli stracci.

Negli anni Settanta approfondisce il tema dello specchio con azioni e lavori come Divisione e moltiplicazione dello specchio, mentre dal 1994, con il manifesto Progetto Arte, pone esplicitamente l’arte al centro di una “trasformazione sociale responsabile”.

È stato più volte protagonista della Biennale di Venezia e di Documenta Kassel, ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera (2003) e il Wolf Prize (2007), e le sue opere sono presenti nei principali musei del mondo.

Con Cittadellarte–Fondazione Pistoletto ha creato a Biella un centro dedicato all’arte in dialogo con la società, dove mostre, incontri e laboratori traducono in pratica la sua visione etica ed estetica.

È scultore e orafo tra i più importanti del contemporaneo italiano, fratello maggiore di Giò Pomodoro. Dopo gli studi di architettura a Milano inizia come disegnatore, decoratore e artigiano del metallo, creando gioielli e piccole sculture astratte in oro e argento, spesso ispirate a maestri come Paul Klee e Constantin Brâncuși.

Si avvicina poi alla scultura vera e propria utilizzando ferro, stagno, piombo, cemento e bronzo, e sviluppa un vocabolario di forme geometriche – sfere, coni, cilindri, cubi, piramidi, colonne e dischi – che, partendo da una raffinata microstruttura, raggiungono una forte monumentalità. Le sue celebri “Sfere”, oggi simbolo riconoscibile in tutto il mondo, punteggiano luoghi chiave come la Farnesina a Roma, il Cortile del Belvedere in Vaticano, Pesaro, New York, il Duomo di Cefalù e vari spazi pubblici in Italia. Tra monumenti, grandi commissioni, mostre e pubblicazioni, la sua ricerca ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il rapporto tra scultura, spazio urbano e memoria collettiva. Vive e lavora a Milano.

È stato uno scultore, orafo, incisore e scenografo, ed è considerato uno fra i più importanti scultori astratti del XX secolo.

Da Orciano di Pesaro si trasferisce a Milano dove, insieme al fratello Arnaldo, inizia a realizzare gioielli e opere di oreficeria.

A poco a poco diviene esperto nella creazione di rilievi in bronzo dalle vaste superfici fluttuanti (ricordiamo Bandiera di Majakowskij e Grande folla del ‘66). Nel 1955 indirizza la sua ricerca verso la “rappresentazione razionale dei segni” nelle celebri Fluidità Contrapposte.

Partecipa alla Biennale di Venezia del 1956 dove espone gli Argenti fusi su osso di seppia, dedicati al poeta Ezra Pound. Usa quindi il bronzo in Superfici in Tensione esposte a Parigi, per poi continuare con i Radiali (1965), e il ciclo dei Soli negli anni ’70. Le sue opere si trovano sparse in tutto il mondo, da Francoforte a Malpensa, da Lugano a Tel Aviv. Pomodoro è presente anche in collezioni private come la Collezione Nelson Rockefeller di New York, il Museo d’Arte Moderna di Mexico City, la Collezione d’Arte Moderna della città di Jedda, lo Yorkshire Sculpture Park di Wakefield, in Inghilterra, la Galleria d’Arte Moderna di Roma e il Civico Museo d’Arte Contemporanea di Milano.

Pittore, scultore e designer di gioielli. Dopo aver lavorato presso la IBM, apre uno spazio galleria in centro storico a Roma, dove insieme al fratello Carmine scopre il mondo della scultura.

La formazione da autodidatta lo ha ripagato con una straordinaria carriera internazionale. Dal 1952 – anno della sua prima personale al Centro d’Arte Caprese di Edwin Cerio – ad oggi, ha tenuto 206 personali in Europa, USA, Sud America, Africa, Medio ed Estremo Oriente e ha partecipato ad oltre 260 collettive di prestigio in Italia e all’estero. Ha opere in esposizione permanente in 54 spazi pubblici e dal 2002 ha un suo spazio museale, la Fondazione Sinisca, nella Torre medioevale di Santa Margherita a Spello.

Indimenticabili le sue guglie di acciaio e di ferro.

Stilista britannico, dal linguaggio particolarmente riconoscibile per le caratteristiche fantasie a righe. È tra i creatori di moda inglesi più famosi della sua generazione, caratterizzato da un’espressione dandy e casual, capace di mescolare il classico inglese e lo charme francese.

All’età di 15 anni lascia la scuola e inizia a lavorare in un grande magazzino di abbigliamento, frequenta lezioni di sartoria e inizia a lavorare in Savile Row, a Londra. Nel 1970 è Pauline Denyer, sua futura moglie, a convincerlo ad aprire la sua prima boutique di abbigliamento. Nel 1976 il fashion designer presenta a Parigi la sua prima collezione maschile con il brand che porta il suo nome, debutto che lo spinge ad allargare la vendita al dettaglio con un’apertura di uno store a Londra, a Covent Garden, nel 1979. Nel 1993 crea la prima linea di abbigliamento femminile.

Nel 2000 viene nominato Cavaliere dalla regina Elisabeth II, mentre dal 2007 è membro onorario del Royal Institute of British Architects.

È stato uno dei più importanti architetti, designer e fotografi italiani del Novecento, figura poliedrica capace di muoversi con naturalezza tra progetto e arti visive. Dopo gli studi al Politecnico di Torino si trasferisce a Milano, dove apre il suo studio e aderisce al Movimento di Arte Concreta, partecipando alle prime mostre sull’astrazione in Italia.

A partire dal 1958 la collaborazione con Olivetti segna una tappa decisiva: progetta calcolatrici, macchine da scrivere e soprattutto il computer mainframe Elea 9003, premiato con il Compasso d’Oro nel 1970. Parallelamente coltiva pittura e Spazialismo, lavora con ceramica, smalto su rame, vetro, gioiello, ma è nel design di mobili che trova uno dei suoi linguaggi più radicali, fino al Controdesign degli anni Sessanta e a pezzi iconici come la Seggiolina da pranzo, la lampada Svincolo e il tavolino Le strutture tremano.

La sua architettura è sempre pensata attorno all’uomo e ai luoghi in cui vive – basti ricordare Casa Wolf, Casa Olabuenaga, Casa Cei, Casa Bischofberger – e nel 1981 culmina nella fondazione del gruppo Memphis, che rivoluziona l’estetica del mobile contemporaneo. Negli ultimi anni, dal 2005 al 2007, si dedica soprattutto alla critica e alla riflessione teorica sul progetto.

Stilista e imprenditore, ha assunto la direzione dell’azienda di famiglia nel 1970, trasformandola da piccolo laboratorio artigianale per la produzione di guanti in una delle maison italiane più importanti a livello internazionale e diffondendo il made in Italy.

Lo stilista decide di ampliare la produzione ad altri accessori di lusso, oltre a creare, nel 1973, l’iconico logo del levriero. Nel 1973 Trussardi crea una mini capsule collection di gioielli che celebra e sostiene i diritti delle donne; ancora oggi la maison rinnova il suo impegno per questa collezione.

Nei primi anni ’80 lo stilista lancia la prima collezione di giacche in pelle, che verrà ben presto allargata fino a diventare una linea di prêt-à-porter, rivolta, sin dagli anni ‘80, a diverse tipologie di clientela: donna, uomo, bambino.

Nel 1988 disegna le divise per gli atleti italiani in occasione dei Giochi olimpici a Seoul in Corea del Sud. Oggi il suo nome è associato a una realtà imprenditoriale del mondo della moda stabile e affermata e a una Fondazione che si occupa della promozione di prodotti di cultura e di arte.

Nato a Loro Ciuffenna (AR) nel 1918 e scomparso a Terranuova Bracciolini – sempre in provincia di Arezzo – nel 2002, è stato uno scultore e pittore che ha attraversato l’intero Novecento.

Formatosi all’Istituto d’Arte di Porta Romana e all’Accademia di Belle Arti di Firenze, debutta nel 1945 con una personale alla Galleria La Porta. Tra il 1947 e il 1949 vive a Milano, dove il dialogo con artisti come Birolli e Fontana – che lo invita ad aderire al Manifesto Spazialista – ne rafforza l’inclinazione verso l’astrazione.

Vincitore del Premio Gariboldi per la scultura (1948), partecipa alla Biennale di Venezia (1950) e nel 1953 si aggiudica ex aequo il concorso per il Monumento a Pinocchio, che sarà costretto però ad abbandonare a causa di una grave depressione.

Dagli anni Sessanta riprende con forza l’attività, tra mostre antologiche e partecipazioni a rassegne internazionali, e dagli anni Settanta realizza numerosi monumenti pubblici, come il murale in memoria dell’eccidio nazista a Castelnuovo dei Sabbioni (1992). Nel 1993 nasce il Museo Venturino Venturi a Loro Ciuffenna, mentre dal 2004 la casa-studio ospita l’Archivio a lui dedicato, a testimonianza di una ricerca intensa e coerente tra scultura, pittura e memoria civile.

È un architetto e designer che ha esplorato il campo del design industriale, dell’allestimento e dell’architettura d’interni, vivendo e lavorando a lungo tra Firenze e Milano. I suoi oggetti sono caratterizzati da una forte carica iconica e da figure spesso antropomorfe, sospese tra sogno e realtà, con richiami ai fumetti, alla fantascienza e alla mitologia.

Tra i fondatori del Bolidismo e della “King Kong Production” insieme a Stefano Giovannoni, ha collaborato con aziende come Alessi, Kundalini e BRF, firmando, tra l’altro, la serie Girotondo e il celebre accendigas Firebird.

Accanto all’attività didattica (Architettura a Firenze, poi Accademia di Brera e Domus Academy a Milano), dal 2000 ha progressivamente spostato il proprio interesse sulla pittura, di impianto realistico, concentrata sull’energia e la bellezza dei corpi e della natura: piccoli animali domestici, gatti, pulcini e il mondo del selvatico, lontano da ogni retorica paesaggistica.

Stilista e creativo rivoluzionario, ha liberato la moda dal conformismo rendendo il made in Italy riconosciuto e apprezzato nel mondo. Fondatore dell’omonima casa di moda e del celebre simbolo della Medusa, muove i suoi primi passi nell’atelier della madre, dove inizia a imparare la professione del sarto.

Il 28 marzo 1978 presenta a Milano la sua prima collezione donna. Nella stagione 1981-1982 Versace firma la prima di una lunga serie di collaborazioni con il Teatro della Scala di Milano, per il quale realizza i costumi di scena.

Le collezioni Versace diventano sempre più provocatorie e spregiudicate: nel 1981 vengono presentati futuristici abiti in maglia metallica, mentre alla fine degli anni Ottanta viene presentato un look in stile bondage, che fa gridare allo scandalo i mass media.

Nel 1991 nasce il marchio Versace Signature e nel 1993 Versace Home Collection, dedicata al design di interni.

Nell’aprile del 1995 la rivista Time lo nomina uomo del momento. Questo segna l’inizio dell’estetica neopunk del brand, ancora oggi fonte di ispirazione per le collezioni Versace. Muore assassinato da un esaltato che lo fredda all’ingresso di casa.

Appartenente all’importante casata dei von Fürstenberg e degli Agnelli, è stato uno stilista e designer.

Comincia a lavorare nel campo della moda a Macy’s, studiando contemporaneamente alla Parsons School of Design, disegnando collezioni per la moda femminile in particolare per le taglie forti.

Negli anni ‘70, sempre a New York, capitale mondiale della modernità, si iscrive al Fit Fashion Institute of Technology. Più tardi apre la propria produzione al pret-a-porter e ai profumi, oltre ad una linea di alta moda a Roma.

Negli anni ‘80 Egon von Fürstenberg è in Italia, e pur continuando a viaggiare tra Italia e Stati Uniti inaugura la prima sede a Milano e, in seguito, il suo atelier a Roma dove diversifica e amplia la propria produzione anche ai gioielli.

Stilista britannica rivoluzionaria la cui ascesa avviene negli anni Settanta, quando contribuì a far nascere lo stile punk, con creazioni stravaganti e provocatorie.

La prima sfilata della Westwood a Londra è del marzo 1981, con la collezione Pirate. I suoi modelli non traevano più ispirazione soltanto dalla moda di strada e dal mondo giovanile, ma anche dalla tradizione e dalla tecnica disegnando costumi storici. La sua ricerca ha esplorato tutte le epoche: la Westwood è stata la prima stilista contemporanea a riproporre, modernizzandoli, il corsetto e il faux col, elementi di sartoria che sembravano ormai sepolti in un tempo lontano.

Nel 1991 la stilista vince il British Fashion Award come stilista dell’anno.

Westwood è sempre stata attenta a questioni politiche e di attualità; alcune sue collezioni si intitolano “Propaganda, Active Resistance, Active Resistance to Propaganda” e testimoniano il suo forte dissenso nei confronti dei politici. Non si smentisce con l’ultima sfilata del 2020, durante la quale non viene solo presentata la nuova collezione ma realizza una manifestazione a difesa di Julian Assange, il famoso dissidente e hacker.

Artista orafo appartenente alla celebre scuola di Padova. Si laurea a Padova alla facoltà di Lettere in Storia dell’Arte Contemporanea con una tesi sul gioiello d’artista. Vanta un percorso accademico che lo ha visto docente universitario a Siena, Firenze e all’Accademia di Ravenna. Fin dagli anni ’80 è presente in Italia e all’estero con personali e collettive. In particolare la sua opera è apprezzata in Svizzera e in Germania.

Zorzi è noto soprattutto per i suoi gioielli che vengono definiti “d’avanguardia” come i particolarissimi Structura, Scriptura, Modulazione e La Fecondità, un anello che rimanda a un significato collegato al mare e alla natura con un’ostrica semiaperta.

L’artista utilizza metalli pregiati come l’oro, l’argento e il rame, ma anche l’acciaio, i quarzi, l’ebano, l’ardesia, creando abbinamenti di colori inusuali. Il suo gioiello quindi si propone come unoggetto culturale” diventando una vera e propria opera d’arte.

Il maestro orafo ha esposto le sue creazioni a Milano nel Castello Sforzesco, a Berlino al Kunstgewerbemuseum e nel 2017 la Mostra del “Gioiello italiano del XX secolo” lo ha portato al Museo Poldi Pezzoli sempre a Milano. All’estero è entrato nel gotha degli artisti più conosciuti esponendo al Victoria and Albert Museum di Londra e al Museo delle Arti Decorative a Parigi. Infine anche il pubblico americano ha potuto apprezzare i suoi gioielli a Los Angeles, a Boston ed a Montreal in Canada.

Si dedica anche all’argenteria, collaborando con affermati brand (Pampaloni di Firenze).